Primavera
Sonetti 1–25 · Rinascita, leggerezza, identità
L'aquilone
mosso dal vento che soave lo chiama...
Tra nuvole leggere l'aquilone sale, mosso dal vento che soave lo chiama, e come lui il pensier mio prende l'ale quando l'anima sogna e l'amor brama.
Il filo teso vibra come un'arte che unisce terra e cielo in un respiro, così la mente vaga in ogni parte seguendo ogni mio pensiero e sospiro.
Oh Eolo, porta in alto questi colori, disegna archi di luce nell'azzurro che il sogno voli libero tra i cuori.
E resto qui, assorto negli odori, mentre l'alma si perde nel sussurro dell'aria che accompagna i miei ardori.
Toscana
cammino lento sotto i cieli aperti...
Fra vigne d'oro che il pendio disegna, cammino lento sotto i cieli aperti; Monteriggioni dalle torri solerti è la corona in cui la luce regna.
San Galgano l'azzurro ridisegna: senza più il tetto l'infinito avverti; e un filar di cipressi di vederti son lieti e d'una via si fan insegna.
Le terme del Mulino, acqua che cura le ossa stanche e placa ogni lamento, mentre il vapore sale in aria pura.
Tra cupole e il suo bianco Monumento Firenze mi accoglie dalla sua altura: Colosso Toscano guardami attento!
La Rondinella
giunta da terre che non so sognare...
Sotto la gronda sfida il freddo e il vento, giunta da terre che non so sognare; non ha bussola o carta, ma il talento di chi non può la strada mai sbagliare.
Forse è la figlia, e reca nel suo volo il senso di quel nido in cui fu nata; non teme il mare né l'ignoto suolo, segue una traccia che fu già segnata.
L'aria è incerta, la pioggia cade ancora, ma il suo garrito è un patto con il sole: la luce vincerà di ora in ora.
Porta la vita insieme alla sua prole, scaccia l'inverno e il gelo che l'accora e non servono più altre parole.
Il Silenzio
giurarono il silenzio per sette dì...
Quattro discepoli di buon mattino giurarono il silenzio per sette dì, seduti in cerchio, immoti, fermi lì ad ascoltar la voce del Divino.
Venne la notte, il lume fece un chino, quando un allievo la voce aprì: «Regola la fiamma!» disse, e proprio lì cadde il primo nel vento del destino.
«Non dovremmo parlar» disse il secondo. «Stupidi! perché avete così detto?» tuonò il terzo dal suo silenzio fondo.
Il quarto, tronfio e senza intelletto, disse: «Io solo resto il più giocondo: taccio!» E ruppe anch'egli ogni precetto.
La Fragola
e al bordo di un abisso si sospende...
Un uom fugge una fiera che ferisce, e al bordo di un abisso si sospende: a un debole viticcio egli s'appende, mentre la bestia ringhia e s'infierisce.
Sotto, fauce d'un lupo lo lambisce, sopra, la tigre il salto suo protende; un topo bianco e nero il filo offende, che d'ora in ora il tempo sminuisce.
Ma tra le pietre e il fango del pendio, scorge una fragolina luccicante, nata nel mezzo del periglio rio.
Dimentica la morte e ogni istante, e coglie il frutto colmo di desio: «Com'è dolce!» tra sé esclama il viandante.
Il Sentiero degli Odori
mentre la pioggia bacia il marciapiede...
Esce lo scolaro e il ciel si scolora, mentre la pioggia bacia il marciapiede; di petricore l'aria s'innamora e il passo incerto a quel profumo cede.
Poi dal fornaio il dolce effluvio affiora, pane che caldo il cuore già possiede; è un'ambra bionda che la via ristora, ma già la campanella l'or richiede.
Torna a casa, l'odor di Marsiglia del bucato che la sua nonna spande, riempie ogni senso: il cor si riconsiglia.
Quei sensi impressi in pagine mai prime saranno un faro, un eterno canto, che il tempo non consuma e non comprime.
Fuggir la Malinconia
ché del tuo sguardo cupo avevo orrore...
Nel vino e tra gli amici ti ho sfuggita, ché del tuo sguardo cupo avevo orrore; infedele alla culla, la mia vita ti perse tra i canti e il dolce amore.
In braccia amanti l'anima è fuggita, cercando nell'arte un altro splendore; ma ogni mia fuga, poi, s'è sbiadita davanti al richiamo del tuo dolore.
Tornavi sempre, voce nel mio petto, più chiara e profonda in ogni sentiero, facendo del vagare un tuo ritorno.
Tu sei il mio spirito, il nido perfetto, lo specchio in cui vedo il vivere vero, la pace che trovo sul finire del giorno.
Farfalla Azzurra
vola nel sole, ala impalpabile...
Una farfalla azzurra e piccolina vola nel sole, ala impalpabile, come uno sbuffo d'aria salina, mossa dal vento, un fiore instabile.
Vuol donarmi la sua gioia mattutina, il suo grido è ai più inudibile. Tendo l'orecchio quando s'avvicina: si muta in un sogno memorabile.
Così nello sfavillio d'un momento, assai fugace nel suo alitare, mi diede gioia in quel sol frammento.
Vidi la vita a un cenno scintillare, tremare e poi, nel brivido del vento, trapassare. Ed infine naufragare.
Il Pompiere
nel gran fragore d'un borgo dormiente...
Divampa il fuoco e la notte s'oscura, nel gran fragore d'un borgo dormiente; trema la strada e la gente s'appura come l'incendio si faccia furente.
Giunge il pompier e l'angoscia cattura, doma l'incendio in modo sapiente; restano in silenzio tant'è la paura, mentre le fiamme svaniscon nel niente.
Posa l'elmetto e con sguardo sereno, scranno e fisarmonica son già presi, scioglie quel male che il petto avea pieno.
Gli animi adesso si sono accesi scaccia, cantando, l'amaro veleno: «Lu core preciatu, simu leccesi!»
Il Custode
con cura lenta, come chi sa il fatto...
Lucida le foglie una per una, con cura lenta, come chi sa il fatto; il panno morbido, fretta nessuna: è un suo rito, non un semplice atto.
Le piante brillano sotto la luna e sotto il sole, lui, ancor distratto, verbi sussurra: porterà fortuna? Un suo gesto antico, un gentile patto.
Chi passa frettoloso, non lo vede: preso dal traffico e dal suo tormento; lui lucida, sorride e nulla chiede.
Custode di un palazzo e del momento, custode della gioia che si concede alle foglie verdi, in silenzio, lento.
I Giganti Colorati
palazzi nuovi e vecchi, tutti uguali...
Li han tinti tutti dello stesso grigio, palazzi nuovi e vecchi, tutti uguali; sembra Pyongyang, il suo stesso vestigio, che spegne ogni sogno e umilia i morali.
Il grigio è ordine, norma, sortilegio di chi ci vuole muti e asociali: «Taci e conformati!» è questo al servigio del Potere che teme i carnevali.
Qualcuno, armato solo di pennelli, ha creato murales di vita vera: storie di ragazzi, sogni e animali.
Giganti colorati, i più ribelli, che gridano al grigio: «è primavera! Siamo vivi, non siamo tutti uguali!»
Pelo e Contropelo
seduti come re, senza rispetto...
Uno lavora, gli altri a guardare, seduti come re, senza rispetto per chi fatica! ma con molto affetto e quella voglia tutta di non fare.
Mimmo apre una birra da gustare, Ciccio fuma — «Dhru Diu, guarda che petto! Minchia, la mora!» e il discorso è detto: la politica può ancora aspettare.
«Il Lecce vince!» urla il professore. Totò, al tredici sempre più vicino, per la schedina gode ogni momento.
Il barbiere taglia, sembra un cantore, parole sagge. Il pomeriggio fino scorre così: contento chi è scontento!
Il Pacco
da Lecce, odore ancora di casa...
Giunse per posta, chiuso, ben legato, da Lecce, odore ancora di casa: caciotte, frise, olio in una capasa, il caffè Quarta, tutto impacchettato.
Aspettai gli altri, nessuno ha osato aprirlo prima: era cosa pervasa per tutti una piccola gioia evasa contro freddo, il gelo e il tempo ingrato.
Poi lo scartai come uno scrigno antico: il limoncello della mamma, i ceci le mandorle, le arance del giardino.
Per qualche giorno il freddo fu più amico, Salento dai profumi neogreci, il mare sembrava molto vicino.
Narciso e Boccadoro
BoccadoroNarciso, spirito e mente ardente...
Nel chiostro freddo, due anime più pure: Narciso, spirito e mente ardente; Boccadoro bruciava, impaziente, di sensi vivi e umane avventure.
Diverse in fondo per loro natura, anime unite da un ponte vivente, due opposti: nacque un'amicizia urgente, fresca e sana come l'acqua d'altura.
«Non sei adatto al chiostro» disse Narciso «andare per il Mondo è il tuo destino: vai, vivi, e dai all'Arte la sua real Forma.»
Boccadoro lasciò il chiostro indeciso poi abbracciò il caro amico nel mattino: partì cercando la sua vera norma.
Estate
Sonetti 26–50 · Desiderio, avventura, passione
Punta Molentis
quando apparisti sola sulla riva...
Solcavo in moto le coste del mare, quando apparisti sola sulla riva: occhi del nord che la luna fa brillare, bella e lontana, libera e furtiva.
Poche parole e un canto per amare, mentre la distanza fra noi svaniva; il tempo lasciammo lì a naufragare nell'aria di sale, calda e lasciva.
Ancor ci cerchiamo, in un lungo volo, per quell'incanto che il cuore trattiene tra il rumor del mondo e la vita vera.
Poi la memoria mi lascia un po' solo, mentre il dovere richiama alle scene: a Punta Molentis è di nuovo sera.
L'Orecchino
capelli sciolti e bocca di corallo...
Venisti come ladra a Mezzanotte, capelli sciolti e bocca di corallo, bruciammo insieme in tenere lotte nel buio caldo e senza alcuno stallo.
Le mie mani solcarono le grotte del tuo corpo con tremulo intervallo, finché l'alba non ruppe quella notte di gioia e sudore, al canto del gallo.
Mi voltai e cercai il tuo respiro, ma la stanza vuota, il letto disfatto e più nessuno sull'altro cuscino.
Fu un sogno? Fu reale quel sospiro? Ma poi trovai, come fosse un misfatto, il tuo piccolo brillante orecchino.
Il Corvo
ti posi, puntuale, ad aspettare...
Ogni mattina sul mio davanzale ti posi, puntuale, ad aspettare: in tempo per venirmi a salutare, nero e solenne come un cardinale.
Ti do un biscotto da sgranocchiare e mi porgi dal becco un regalino: un tappo, un filo d'erba, un fiorellino, il tuo capo mi lasci accarezzare.
E poi un bel giorno non tornasti più: e il balcone piange, il cielo è vuoto, qualcun altro viene, ma non sei tu.
Mi restano un tappo e un bastoncino, e il ricordo di te, amico ignoto: vieni a trovarmi ancor di buon mattino.
Il Ciclista
una tenda, una Leica e poco più...
Salì in sella un giorno, sacco in spalla, una tenda, una Leica e poco più: il mondo intero è un orizzonte blu e lui nel vento, come una farfalla.
Vende le foto in un vecchio mercato, compra del pane e riparte col sole; non cerca la fortuna né parole, solo un confine ancor non varcato.
Guerre, malaria, arresti e temporali: nulla fermò la ruota di quell'uomo che al mondo intero disse: «Voglio tutto».
Volò cinquant'anni sui suoi pedali con lo spirito libero e mai domo, prendendo da ogni luogo un bel frutto.
Il Maestro
si chiudono i quaderni ed ogni scranno...
Arriva giugno, le sedie son vuote, si chiudono i quaderni ed ogni scranno: li ho visti crescere, e or se ne vanno diretti per strade nuove ed ignote.
Chi mi ha odiato, chi ha solo dormito, chi sognava altro scrivendo sul muro, chi m'ha trovato un osso troppo duro e c'è chi al fin con me è già fiorito.
Ma non mi duolgo, ci son alti e bassi: so che il mio compito è seminare, non certo raccoglierne ogni frutto.
Settembre tornerà con nuove classi, altre giovani menti da plasmare: questo è il mio mestiere, dopotutto.
Trinacria
spingo la moto fino alla Vuccirìa...
Da Marzamemi, tra case e vapore, spingo la moto fino alla Vuccirìa: Palermo è un grido, pesce in agonia, poi verso lo Zingaro romba il motore.
Erice, nido d'aquile e splendore, veglia Saline dove il vento spia; scendo ad Agrigento, ed è malia la Valle dei Templi, eterno stupore.
Sulla Scala dei Turchi ho l'alma impressa, ancora in sella da Ibla a Modica ove la pietra al barocco è concessa.
Tindari, Alcantara e la costa ionica; sul Vulcano l'ascesa non è permessa: l'Etna urla come orchestra sinfonica!
La Regina degli Scacchi
fissando il legno con lo sguardo eletto...
Siede silente e il mondo par che taccia, fissando il legno con lo sguardo eletto; se l'avversario la Siciliana traccia, risponde con uno scaltro Gambetto.
Contro i campioni e ogni vecchia minaccia, sfida le leggi e il rigido precetto; la mente vola e indietro li scaccia, mentre l'Arrocco scherma il suo prospetto.
Guizza la mossa del Cavallo e appare un nuovo schema, un genio senza eguali: i grandi degli scacchi sa far tremare.
Resta la Regina tra i pezzi finali: vinta ogni sfida, smette di lottare, sotto lo Scacco delle ombre mentali.
Via Manzoni
un verde arco di tigli s'alza al sole...
Lungo la via che al Manzoni s'assegna, un verde arco di tigli s'alza al sole: han foglie large che l'ombra consegna, placano il calore e le arse gole.
Sotto il riparo la mente si degna di cercar pace in quel frangisole, così che ogni affanno si rassegna e il corpo rivive fra quelle aiuole.
Ma come il tiglio ristora il viandante, dopo la polvere e il duro sudore, un altro nido è ancor più appagante:
quando l'inquieto mio spirito muore tra le tue gambe e, sul letto vibrante, trova un porto, la pace ed il tuo amore.
Boléro
la rossa gonna gira e il suono sale...
Ruota, risuona, ritma il suo respiro, la rossa gonna gira e il suono sale; sinuosa, sola, segue il suo sentiero, sul selciato suda, scalza, sensuale.
Ruota, risuona, ritma il mio respiro, il rosso drappo vola e il suono sale e il canto cresce come un capogiro: più caldo, più caotico, più carnale.
Ruota, risuona, ritma senza un ruolo, la rossa gonna gira e il drappo sale: il desiderio brucia come brace.
Poi tutto esplode: corpo e sangue in volo, non c'è lei né me, non c'è più il male: ma sol fuoco, un cuore e un passo audace!
Parlami d'Amore, o Musa!
né dialogar con algida coscienza...
Non voglio più vaneggiare tra i libri, né dialogar con algida coscienza. Tu, Musa, mi insegnerai equilibri, misteri, amore e dell'esistenza.
Indicami il silenzio delle notti, il senso di uno sguardo che non mente, spiegami perché i cuori sono rotti e come si guarisce dolcemente.
Ma mentre mi parli, io non ti ascolto, la tua voce scompare nel rumore: più in là uno specchio riflette un volto.
Sei tu, oh bel Narciso, il mio splendore. nel buio della notte, un fior ho colto: me stesso, grande e mio unico amore!
Lupus in Fabula
e prende piano la mano febbrile...
«Mi schiude il varco umido, dolce e scuro, e prende piano la mano febbrile: il mondo arso, spento, e troppo vile si sfalda come carta contro un muro.
Poi mi trasporta oltre il confine impuro via dalle paure dal respiro ostile, ubriachi di Charles. Un vecchio vinile canta di notte un sogno ancora duro.
Fallire non è il vuoto, quante angosce! è un silenzio che m'offusca abilmente prima ancora che nel cielo si inganni.
Scorre il fiume del Lupo fra le cosce, fra i corridoi segreti della mente: Non lascia più che il timor mi condanni!»
La Condanna
questo ampio letto, questo peso antico...
Stanotte devo ancora dividere questo ampio letto, questo peso antico. Lei dorme ignara, ed io cerco un vico, una strada che mi lasci fuggire.
Ho il cuore altrove e non so più capire se è ancora amore, questo gesto obliquo di restare: un filo sottile e iniquo di dolcezza che non so recidere.
Non l'amo, ma avvicino la sua mano sul mio petto che pesa come un dono che non merito, e non so rifiutare.
Sogno un domani libero e lontano, coltivo ossessioni, chiedo perdono. In silenzio non so più dove andare.
Le donne libere
che non rinuncia alla sua voce intera...
Donna che ama in fondo e mai si piega, che non rinuncia alla sua voce intera e si muove fra la gente, altèra, non si svende né giammai si rinnega.
La chiaman difficile, a volte strega, ha il coraggio di chi ama ed è sincera, che sa perder tutto e ancora spera, e a sé stessa appartiene e non si lega.
Prima ancora hanno alzato la testa, han rivendicato voce, dignità, pagando il prezzo più alto: la vita.
A lor tende il cor d'ogni donna onesta col coraggio di issare la verità: magica Egidia a vita indefinita.
Boccadoro parte per un viaggio
BoccadoroLa carne viva e ogni sua ferita...
Andò nel mondo assetato d'amore. La carne viva e ogni sua ferita fu maestra: avventura e vita ardita, salute e malattia, gioia e dolore.
Delle donne comprese ogni furore e dal vivere, materia scolpita che nelle sue mani, unica e infinita, divenne arte, luce e grande splendore.
Così il vagabondo si fece artista: ogni tormento diventò figura, ogni amore prese forma nel marmo.
Mutava il mondo come un alchimista: sfidar col bulino il buio e la paura per concederne alla luce il disarmo.
Autunno
Sonetti 51–75 · Malinconia, radici, tempo che passa
Il sarto pasticcione
mette le cerniere al posto dei bottoni...
Cuce al contrario, ignora il filo dritto, mette le cerniere al posto dei bottoni, e nelle giacche apre piccole prigioni per fiori, penne e un pesce fritto.
Chi lo deride indossa un abito afflitto da regole e senz'anima, da stagioni uguali all'anno scorso. Le sue visioni son stoffe strane e segue un altro tragitto.
Quando passa, l'altrui sguardo si ferma: un papavero sbuca da un bavero, una zip canta dove il grigio dorme.
Il giusto modo non è quello che s'afferma: è quello che un ago, lieve ed effimero, ricuce storto affinché segni giocose forme.
Silenzio d'Amore
come si posa neve su di un tetto...
In te ho posato ogni pensiero mio, come si posa neve su di un tetto leggera, colma di un segreto affetto che non conosce risposta, né addio.
Ti cerco negli sguardi che non vedo, nelle parole che non ti ho detto, mentre ergo case sull'incerto letto fatte di sogni fragili a cui solo io credo.
Eppure questo amore che non hai voluto più udire, né ascoltare, mi brucia come sale nelle vene
e per quanto tu sia lontana, ormai, non riesco a smettere di sognare che un giorno tu dia sollievo alle mie pene.
Osteria del Tempo Perduto
il fuoco danza nel camino acceso...
Stasera il vino scorre nelle vene, il fuoco danza nel camino acceso: ci ritroviamo a rider delle pene in quest'angolo antico e sospeso.
Qualche capello bianco e qualche ruga, ma negli occhi la stessa antica luce: vecchi compari che il tempo non corruga, con quella allegria che non si scuce.
Le strade ci hanno portato lontano: lavoro, figli e mille altri impegni, ognuno perduto nei propri affanni.
Ma un filo rosso, sottile ed arcano, rosso come il vino in antichi legni, ancor ci lega dopo tutti quest'anni.
Sole e Luna
con vampa eccelsa e fiero nel cammino...
Impera il Sole e d'oro il ciel riveste, con vampa eccelsa e fiero nel cammino; e scende nel mar, segnando il destino, inghiottito da tenebre funeste.
S'alza la Luna, algida e sovrana, di quel silenzio l'unico suo vanto; ma brilla sol per un prestato incanto, luce riflessa, immobile e lontana.
Finché un incontro avvien nella sua sfera, e l'ombra della Luna, ferma e scura, eclissa del Sol, fulgido stendardo.
Così chi par gracile e insicura vince la vampa con un solo sguardo: ché spesso la più debole è l'altera.
La Candela e lo Specchio
mentre la cera in lacrime discende...
Consuma il corpo la silente fiamma, mentre la cera in lacrime discende; un'anima di luce si protende, che l'ombra intorno fragile frantuma.
In uno specchio un idolo s'accende, identica nel guizzo e nel colore; ma quel riflesso non emana ardore, e brilla senza il fuoco per cui splende.
Ma il tempo vola e l'ora non aspetta: non farti specchio, freddo simulacro, che guarda il mondo e nulla progetta.
Sii come il fuoco in un momento sacro, che brucia l'oggi e l'anima diletta, donando vita al suo destino alacro.
La Nonna e il Mare
mi reggi il petto con la mano stanca...
Sulla riva che il sole punge e indora, mi reggi il petto con la mano stanca: «Batti i piedi!» mentre l'onda imbianca, la tua fermezza il mio timore ignora.
«Non devi aver paura» e l'alma ancora s'affida a quel braccio che mai manca; mentre la riva si fa linea bianca, la mia mano nell'azzurro affiora.
Oggi che il tempo quel legame ha sciolto, nuoto nel mondo e non mi sento solo, ché sento il peso del tuo amore accolto.
Senza sostegni spicco il mio decollo, in ogni flutto riconosco il tuo volto, e il mare è il grembo dove prendo il volo.
Il Tifoso
tra gradinate e un grido che non tace...
Dalla passione antica il cor s'accende, tra gradinate e un grido che non tace; non cerca il vanto, né ricchezza o pace, ma quel vessillo che al suo amor risponde.
Soffre il lunedì se il sol non splende, vive di sogni in un'ora fugace; la maglia è pelle, è fiamma che gli piace, mentre il destino i suoi fili distende.
Che conti il freddo o il pianto dell'attesa? Il calcio è fede e un rito senza fine, l'unica fiamma che non resta offesa.
Così la vita segue le sue chine: tra gioia vera e una sconfitta resa, resta il tifoso oltre le sue rovine.
L'Invito Sincero
ma non cercar nei piatti l'oro fino...
Vieni a cena da me, caro compagno, ma non cercar nei piatti l'oro fino; non v'è ricchezza o splendido guadagno, ma solo un cuore schietto e un buon vino.
Il tempo morde e il vivere è un affanno, ci muta il volto e segna il nostro inchino; lasciamo fuori l'ombra e ogni suo danno, seduti insieme al fuoco del camino.
Se porti l'allegria che non si scuce, io ti darò un'essenza più preziosa, che l'anima ristora e la rincuora:
un'amicizia fatta sol di luce, che resta salda, eterna e gloriosa, mentre la vita fuori si scolora.
Portofino
chitarre rotte e fumo nei locali...
Ritratti in bianco e nero del passato, chitarre rotte e fumo nei locali, un tempo che sembrava già segnato tra sogni brevi e voli senza ali.
Ma a Portofino il tempo s'è fermato, lungo la riva, giorni tutti uguali: chi pel dolore resta imprigionato, e c'è chi invece scaccia tutti i mali.
In Via Roma noi scrivemmo un segreto, un codice che il labbro non discioglie, promessa che mi rende ancora lieto.
E mentre il cielo i canti suoi raccoglie, quel patto antico resta, fermo e quieto: il tempo passa, ma ancor non si scioglie!
Il Bottone
stanco il bottone sul panno pesante...
Penzolava da un filo, e lo guardavo, stanco il bottone sul panno pesante; con scuse vane il cucir rimandavo, mentre il distacco era già lampante.
S'è perso, infine: adesso ne son privo. Sparì nel selciato, con vuoto assente; quei punti al centro che mai ricucivo riempion di colpa ancor la mia mente.
Così l'inerzia, l'inedia e il timore, lasciano segni, mancanze ed affanni, come piaghe sul corpo o dentro al cuore.
Guardo il cappotto, con tutti i suoi danni, vuoto in mezzo, per mio solo errore, come ferite che restan negli anni.
Altre Destinazioni
che la buca rossa per le lettere...
Al suo posto, una grigia pensilina, che la buca rossa per le lettere è cosa d'antico da dismettere: chi spedisce ancora una cartolina?
Cabina telefonica a gettoni, riparo da orecchie indiscrete, sparita anch'essa come le monete: ora uno schermo con fermate e rioni.
Sette minuti per il Ventinove, teste chine, occhi fissi sugli schermi, solo cuffiette, nessuno si muove.
«A che ora passa? qualcuno confermi...» «Non sa leggere?» mentre fuori piove. Volevo parlare: torno a sedermi.
Macondo
Buendìa per sei generazioni...
Macondo nacque: sangue per natura. Buendìa per sei generazioni rinchiusi nelle stesse ossessioni: solitudine in eterna clausura.
Il Colonnello che vinse la paura di guerre perdute in lunghe stagioni, prima in battaglie poi nelle visioni, con pesciolini d'oro fra le mura.
Ritornano i morti, posson volare: Una donna coi panni, fu già scritto dal Profeta in sanscrito, è moribonda.
L'uragano travolge tutto a mare, l'ultimo Buendía, già sconfitto, legge il final mentre tutto sprofonda.
Due Solitudini
non va dietro ai soldi o al potere...
Per Eros il tempo è raro tesoro, non va dietro ai soldi o al potere. Conosce l'arte di saper vedere ama le donne, vede dentro loro.
Mida nel tempo ha accumulato oro, sa che quel che conta è solo il podere, donne attratte solo dal suo forziere. Ma coltiva il desio dell'innamoro.
Uno cerca amor disinteressato Ma soltanto per il denaro è scelto. L'altro non viene mai dimenticato.
Eros ben sa che lui è il prescelto ma non potrà mai essere innamorato che ogni amor finisce in modo assai svelto.
Il ritorno di Boccadoro
Boccadorole mani segnate e il passo lento...
Tornò al chiostro vecchio e consumato, le mani segnate e il passo lento Narciso, abate ormai nel suo convento, abbracciò l'amico, commosso e grato.
«Due vie un medesimo cammino han dato: tu nel mondo, io qui. Lo stesso vasto cielo ci copre. Nulla è andato guasto: siamo figure di uno stesso fato.»
Lo Spirito e il Senso: non contrari, ma due modi d'un unico respiro. Boccadoro sorrise, antico e stanco.
Riconobbero entrambi i gesti rari dell'amicizia e, in quel lungo sospiro, trovarono il senso del lungo ammanco.
Inverno
Sonetti 76–100 · Memoria, morte, compimento
Hurricane
pugni come tuoni nel ring acceso...
Lui era Hurricane, il campione, pugni come tuoni nel ring acceso ma la «legge» lo ha mandato in prigione: è un innocente ormai indifeso.
Tre morti in un bar, sangue sul muro, testimoni comprati a poco prezzo: la giustizia indossa un volto duro quando la pelle nera vale il disprezzo.
Anni dietro sbarre, anni rubati, il ring lontano come un altro mondo il Menestrello canta dei dannati,
i poveri, gli ultimi, i dimenticati, che annegano nell'ombra, spinti in fondo, finché la Verità non li ha liberati.
Il Pizzaiolo
tra un tavolo e un bicchiere, di nascosto...
Conosce i volti di chi s'ama al buio, tra un tavolo e un bicchiere, di nascosto; coppie furtive che nel suo rifugio cercano il caldo nel solito posto.
Egli non parla, sa qual è il suo ruolo: impasta, inforna e vigila sul fuoco; il suo silenzio è un dono, ma non solo: non giudica, perché la vita è un gioco.
La mozzarella fila e il forno canta, sorride a chi non sa più ben godere a casa propria, tra silenzio e pianto.
Poi torna da Anna, moglie sui settanta, che lo attende e gli porge un bicchiere: è solo latte caldo ma vale tanto.
La Libertà
Non ho nessun obbligo e tutto tace.»...
Mi dico: «Sono libero, non solo. Non ho nessun obbligo e tutto tace.» Mentre il tempo corre e si disface, giorno per giorno, come paglia in volo.
Le persone son soltanto un crogiolo di legami pesanti e non mi piace: preferisco una vita più audace, varia, raminga e senza alcun suolo.
Ma il tempo segna i giorni perduti, le or spartendo con la melanconia: ho scelto il vuoto e l'ho chiamato porto.
La libertà coi suoi silenzi astuti mentiva e sorrideva tuttavia: è molto bella ma il fiato è già corto.
Il Vecchio Pescatore
ogni riflesso e ogni cupo segno...
Conosce il mare come la sua mano, ogni riflesso e ogni cupo segno; se il vento sferza la barca in legno, sente il periglio che vien da lontano.
Quel giorno il cielo era assai sereno. Urlò ai pescatori in quel momento: «Tempesta arriva! Sentite il vento!» Ma il mare calmo fu il loro freno.
I giovani derisero il suo timore, troppo pescoso era quel dì il mare: nessuno di loro fece più ritorno.
Il vecchio era in casa da alcune ore: «Il mare è un amico da rispettare» mentre un pesce coceva nel suo forno.
Il Tesoro
egli riposa e il fiato si fa fumo...
Sotto un cartone che il gelo martoria, egli riposa e il fiato si fa fumo; del mondo ignora il chiasso ed il profumo, scrivendo al cielo la sua muta storia.
Conta le stelle, unica sua gloria, mentre la notte ne consuma il lume: per lui l'inverno è soltanto un nume, se ogni astro brilla nella sua memoria.
«Quella è d'argento e l'altra è un diamante», dice tra sé, scaldandosi il pensiero, mentre la neve cade, bianca amante.
Nessun possiede un regno così vero: e mentre dorme come un mendicante, egli è il sovrano dell'Empireo impero.
Il giaciglio del Musico
tra polveri, alambicchi e un gran baccano...
Fu farmacista e spese la sua vita tra polveri, alambicchi e un gran baccano; la casa d'ubriachi era gremita, a ogni artista tendeva la mano.
Ma la sua musica restò ferita: tra vasi d'acido e gatti sul divano, la moglie usava l'opera spartita per farne fodera o uso più villano.
Asmatico, insonne e senza un posto, cercava pace in uova strapazzate, mentre il suo letto è spesso occupato.
Sulle scale dormiva, al freddo esposto, avvolto in scialle e scarpe malandate: fulgido genio dal caos divorato.
La Vecchia Giacca
ritrovo la giacca che al tempo ho riposto...
Al mutar della foglia e del calore, ritrovo la giacca che al tempo ho riposto; riprovo la taglia del mio vecchio vigore, se il corpo è uguale o se pure si è scosto.
Infilo la mano nel buio profondo e tocco un lembo di carta gualcita; ne riemerge d'un tratto un piccolo mondo, una serata che par mai finita.
È un vecchio biglietto d'un bel concerto, perduto tra cose dimenticate, ed è fra le mie mani tutto aperto.
Quella tasca s'è fatta scrigno e ha ridate le note di un tempo che sembrava deserto: gioie vissute, e mai davvero andate.
Il Barbiere
il cielo gonfio, tutto un gran frantumo...
Bruciava Londra per le Aquile Nere, il cielo gonfio, tutto un gran frantumo, un intero quartiere andato in fumo: si salvò la bottega di un barbiere.
Sfidando il fuoco, le bombe e il terrore, affisse un foglio dal tono beffardo: «Aperto, come al solito...» che azzardo! Ridere, quello fu il suo valore.
Sulle navi da Genova salito, prima che venisse chiamato alle armi, a Chelsea serviva i suoi «nemici».
Fu codardia o aveva tradito? Si deve scegliere, tra tutti i danni, per cosa morire e con quali amici.
Il Cappellano
è il mio sacro ufficio: l'estrema unzione...
Ne ho portati tanti in fondo al miglio, è il mio sacro ufficio: l'estrema unzione; un desiderio all'ultima stazione ma quella volta trasalii sul ciglio.
Un buon calice di rosso vermiglio accompagnò alle costine al limone. Poi il dolce: ma fece solo un boccone e mi guardò senza tradir cipiglio.
Ne assaggiò una fetta, poi lo ripose, come chi lascia il pan se mai servisse: me lo affida, e dalla cella usciamo.
Rimasi muto e lui non si scompose. Poi, come se avesse fretta, mi disse: «Lo conservo per quando torno. Andiamo?»
Kintsugi
che svilisca dell'uomo ogni talento...
Un mondo che vuol tutto su misura, che svilisca dell'uomo ogni talento, leviga lo spigolo e il frammento e chiama ordine questa sua scultura.
L'or di Kintsugi è viva creatura, porta nel segno un intimo tormento: la crepa è varco, non è tradimento, cicatrice d'oro nella frattura.
Ma la vera umana rivoluzione, non viene dal compiuto, è nel dolore: saper trovare onore nel difetto.
In un mondo che insegue perfezione, chi osa mostrarsi nudo porta amore: la ribellione è restare imperfetto.
Il Soldato
anch'io ti trafiggerò in questa guerra...
Prenderai la mia vita, andrò alla morte: anch'io ti trafiggerò in questa guerra, col moschetto lotto per l'Inghilterra, vivere o morire: uguale è la sorte.
Suona la tromba, la carica è forte, nessuna pietà, ogni colpo si sferra, fumo acre, sudore, morti per terra, folle al galoppo, nemico alle porte.
Un russo mi mette già nel mirino, preme il grilletto e sento un colpo solo, cade il cavallo, muore il mio respiro.
E là giaccio, perso nel mio cammino, con lo sguardo al cielo, e il corpo in volo, senza una lacrima esalo il sospiro.
Il Generale
se vince, avrà la gloria e la vittoria...
Al Re risponde: sua l'onta o l'onore, se vince, avrà la gloria e la vittoria, se perde, resterà nell'altra storia di chi guidò gli uomini nel terrore.
Lui scrive con inchiostro rosso, orrore, disperazione, questa vana gloria, coi corpi dei soldati la memoria: li manda al massacro, da freddo untore.
Il suo nome sarà nei libri, scritto, vittorioso o no: uguale è il male, chi va in battaglia muore in ecatombe.
Chi guida in guerra segna il suo delitto con l'altrui sangue, questa la morale: chi comanda non cura chi soccombe.
La morte di Boccadoro
Boccadorocome si spegne una candela rara...
Morì tra le sue braccia amiche, lento, come si spegne una candela rara; Narciso pianse e quella notte amara: fu il compimento d'ogni tormento.
«Narciso, felici si può morire senza mai una madre aver conosciuto? è colei, che nel grembo ti ha cresciuto, a cui torna la vita sul finire?»
Narciso ammutolì a quella domanda. Restò senza risposte nel suo chiostro: La madre? Il principio? Il femminile?
Boccadoro rise, bianca ghirlanda, e si spense nel suo ultimo inchiostro. Spirito e Senso: un legame sottile!
In Lavorazione
Bozze e componimenti in corso
Le Uova Rotte
gli occhi bassi — il silenzio dice tutto...
Siede a terra, le mani giunte in grembo, gli occhi bassi — il silenzio dice tutto; sul pavimento, uova rotte, il lutto di un'innocenza caduta nel trembo.
Lui si copre il volto — è solo un lembo di cappello, una notte, niente frutto; la madre lo afferra — non è assolto, non fuggirà da questo giro d'embo.
Nell'angolo, Cupido triste e solo raccoglie i gusci — ma sa già il bambino che ciò che è rotto non torna mai intero.
È lui il colpevole di questo volo verso il niente — freccia, arco, destino: le uova rotte sul pavimento, il vero.
La Prima Sorsata di Birra
frescura amplificata dalla schiuma...
Già sulle labbra l'oro spumante, frescura amplificata dalla schiuma; sul palato scende lenta e avvolgente — beatitudine velata di amara bruma.
La beviamo con avidità istante, né troppa né poca — giusta come duma; un sospiro, uno schiocco eloquente, un silenzio che vale quanto si consuma.
Riappoggiamo il bicchiere — un po' lontano, sul sottobicchiere umido e paziente; assaporiamo il colore, finto miele.
Sole freddo — con rituale lento e vano vorremmo dominare quel momento: ma il meglio è già andato. Ed era tutto lì.